per trovare una casa ad un popolo perseguitato, abbiamo scacciato un altro popolo... il popolo perseguitato, riuscito a scappare e liberato dai lager, costruisce un muro intorno al popolo scacciato, isolandolo dal mondo... il popolo scacciato si affida ad una guida che in nome di una entita' sconosciuta vuole creare uno stato di entita' sconosciuta cercando di eliminare il popolo perseguitato lanciando razzi che fanno solo il solletico verso di esso... il popolo perseguitato, soffrendo il solletico, bombarda i bambini imprigionati nei muri costruiti da loro e mo' va pure a piedi, visto che non li becca tutti... ed intanto muoiono bambini e persone innocenti... mondo malato...
un altro popolo dopo un referendum si autoproclama indipendente, lo stato s'incazza e dice di no... comincia la ribellione, con morti, feriti, una guerra, ma che qui chiamiamo solo crisi... pero' si sparano, vengono abbattuti aerei militari, la situazione e' fuori controllo ed il mondo non ha nient'altro da fare che emettere multe per divieto di sosta... il tutto culmina con l'abbattimento di un aereo civile con quasi 300 vittime e nessuno e' stato, tutti a darsi la colpa... ma nel frattempo muoiono di nuovo persone innocenti, che volevano andare in vacanza da tutt'altra parte, il loro unico torto: quello di sorvolare a diecimila metri di altezza una zona non in guerra, perche' ancora si ostinano a chiamarla crisi... e di nuovo muoiono bambini e persone innocenti... mondo malato...
e poi ci sarebbero l'afghanistan, l'iraq, la libia, etc... ma e' tutto a posto, non preoccupiamoci, non usciamo nel pomeriggio perche' fa troppo caldo, beviamo molta acqua...
e qui nel frattempo il fonzie della situazione con la complicita' di tutti ci toglie qualsiasi diritto, ma tutti siamo contenti, perche' c'e' l'estate, andiamo al mare a mostrar le chiappe chiare... mondo malato...
ognitanto la mia sorellina spruzza saggezza da tutti i pori: "o dio non esiste, oppure e' una gran testa di cazzo..." e scusate le parole dolci usate...
venerdì 18 luglio 2014
lunedì 30 giugno 2014
spesso mi faccio una domanda: ma dove
politicamente sto? so di non essere di destra, il centro non e' ne
carne ne pesce, una via di mezzo che nun serve a un'amaca (scusate
certe mie espressioni, le sparo li a caso, random...) ed essere di
sinistra in italia porta con se essere comunista, quindi mangiare i
bambini, ma i bambini non mi piacciono troppo, sono insipidi,
preferisco gli adulti stagionati, magari affumicati, forse un po'
duretti, ma il sapore che meraviglia... ma ho ancora un sogno: un
mondo migliore, uno stato migliore, uno stato che protegga il
cittadino, non che lo controlla, uno stato che dia speranza ai
giovani, un futuro ai nostri figli, un tramonto sereno ai nostri
genitori, una sanita' pubblica che funzioni, con medici ed
infermiere/i che lavorino il giusto e vengano pagati il giusto, un
sistema fiscale semplice ed onesto, che permetta anche ad un piccolo
imprenditore di vivere una vita decente, che permetta ad ogni
cittadino di capire dove vanno a finire le proprie tasse, uno stato
che tratti la popolazione come adulti, non come bambini che non sanno
cosa e' giusto o sbagliato, voglio poche regole, ma giuste e che
vadano rispettate, non centinaia di migliaia di leggi tutte con una
porticina per uscire dal retro, voglio un mondo senza razzismo, dove
non si viene giudicati dal colore della pelle o dal proprio credo,
voglio uno stato libero, laico, dove tutti i cittadini siano liberi
di credere o non credere nel proprio dio, voglio uno stato dove la
liberta' e la salute di ogni singolo individuo sia il bene piu'
prezioso, voglio uno stato dove il carcere non sia un luogo di non
ritorno, ma un centro di rieducazione sociale, voglio che
l'immigrazione diventi integrazione, voglio che l'immigrato si trovi
bene, ma che deve rispettare le regole e cercare di integrarsi nella
societa' che lo accoglie, voglio uno stato che non mi punisca per
qualcosa che non ho fatto, voglio uno stato dove ogni cittadino sia
contento di pagare le tasse, perche' sa che verranno usate per il
bene suo e del paese... non so se questo desiderio sia di sinistra,
di destra, di centro, so che dovrebbe essere un desiderio condiviso
da tutti i cittadini, ma purtroppo ci ritroviamo sempre con le stesse
facce che ci regnano, gente corrotta, indagata, che usa le nostre
tasse per riempirsi le proprie tasche e questo stato mi fa schifo, mi
fa ribrezzo, mi vengono i conati di vomito, ma vedo che hanno dalla
loro parte quasi tutta la popolazione, una popolazione rimbecillita
dalla tv, in cerca di falsi colpevoli...
io vorrei poter continuare a sognare,
chissa' che un giorno il mio sogno non si avveri...
martedì 11 febbraio 2014
ma fatevi una bella scopata e non rompete il bigolo...
ma perche' la gente continua sempre imperterrita a farsi i bigoli degli altri? ma non so, mizzeca, ma e' cosi difficile farsi gli affari propri inceve di imporre a qualcun'altro il da farsi? e non venitemi con la fregna che io non so cosa sia giusto o sbagliato per me...
"ou mi sta sul bigolo mettermi la cravatta!" allora non metterla e non rompermi il bigolo!!!
"sono eterosessuale!" bene, a parte che non me ne frega un bigolo, non rompere i maroni a chi e' bisessuale, transessuale, omosessuale, metrosessuale, etc!!!
"il suicidio non lo riesco proprio a capire, ed anche la chiesa lo proibisce!" nessuno ti obbliga a suicidarti, ma se continui a fracassarmi i maroni, vedrai che ci penso io...
"le droghe fanno male" ah giusto e per questo tu vuoi vietarmi di drogarmi? ed allora perche' ti inciucchi di alcol ogni fine settimana? fa per caso bene l'alcol?
"dio ti mandera' all'inferno per tutto questo!!" azz, cambia spacciatore...
e poi una cosina: MA FATEVI TUTTI QUANTI UN PO' I CAZZI VOSTRI, NO?
iniziate a scopare sotto al tappetino della vostra casa, cosi pura e genuina, magari trovate qualche granello di polvere...
viviamo in uno stato fatto di divieti e la gente continua a voler vietare sempre piu' cose, e' assurdo... e' come se la gente non fosse capace di intendere e di volere, vi reputate tutti cosi dementi? qualcun'altro deve decidere al posto vostro? o e' semplicemente perche' non volete prendervi la responsabilita' delle vostre azioni? l'ignoranza e' il male che ci seppellira'...
"ou mi sta sul bigolo mettermi la cravatta!" allora non metterla e non rompermi il bigolo!!!
"sono eterosessuale!" bene, a parte che non me ne frega un bigolo, non rompere i maroni a chi e' bisessuale, transessuale, omosessuale, metrosessuale, etc!!!
"il suicidio non lo riesco proprio a capire, ed anche la chiesa lo proibisce!" nessuno ti obbliga a suicidarti, ma se continui a fracassarmi i maroni, vedrai che ci penso io...
"le droghe fanno male" ah giusto e per questo tu vuoi vietarmi di drogarmi? ed allora perche' ti inciucchi di alcol ogni fine settimana? fa per caso bene l'alcol?
"dio ti mandera' all'inferno per tutto questo!!" azz, cambia spacciatore...
e poi una cosina: MA FATEVI TUTTI QUANTI UN PO' I CAZZI VOSTRI, NO?
iniziate a scopare sotto al tappetino della vostra casa, cosi pura e genuina, magari trovate qualche granello di polvere...
viviamo in uno stato fatto di divieti e la gente continua a voler vietare sempre piu' cose, e' assurdo... e' come se la gente non fosse capace di intendere e di volere, vi reputate tutti cosi dementi? qualcun'altro deve decidere al posto vostro? o e' semplicemente perche' non volete prendervi la responsabilita' delle vostre azioni? l'ignoranza e' il male che ci seppellira'...
venerdì 14 giugno 2013
MA ANDATE A FANCULO!
adesso tutti ad indignarsi, a pretendere la mano pesante contro i picchiatori extracomunitari... bravi coglioni! ma quando gli extracomunitari ancora non c'erano e volavano botte da orbi era tutto ok? erano ragazzate quando 15-20 boci se la prendevano con uno e lo massacravano di botte solo perche' parlava in tedesco invece che in italiano? quelle erano ragazzate, certo... questi adesso sono teppisti, gli altri erano bravi ragazzi... ma andate a fanculo... erano delle teste di cazzo esattamente come quelli che adesso picchiano i figli di papa' fuori dalle discoteche... o era una ragazzata anche quando un gruppo di teste rasate ti scassava la minchia perche' eri un "walscho fock"? e se non avevi abbastanza amici di una certa stazza ti spaccavano la faccia? quelle erano semplici bottarelle tra amici, vero? ma andate a fanculo di nuovo!!! io ho solo avuto la fortuna di essere veloce nel correre e nel schivare i sassi (non sassolini, sassi che t'avrebbero spaccato la testa...) ed ho avuto fortuna ad avere amici grandi e grossi che mi hanno evitato molte rogne... ed adesso non ditemi che ero codardo, e' solo che non mi piacciono gli scontri impari, tipo 20 contro uno, se fossero sempre stati solo in due, non sarei mai scappato... ma questi erano vigliacchi che non avevano i coglioni per prendersela con te quando erano soli, anzi abbassavano lo sguardo perche' avevano paura... ma adesso sono extracomunitari o albanesi e quindi sono delinquenti... gli altri erano bravi ragazzi... MA ANDATE A FANCULO! ma di tutto cuore pero'...
venerdì 8 marzo 2013
l'8 marzo e' una festa inutile...
e adesso sputatemi in un occhio o menatemi.... ma io credo che non ci dovrebbe essere bisogno di una festa per ricordarci dell'esistenza delle donne, per ricordarci dell'importanza che svolgono nella nostra vita... la donna la si deve rispettare 365 giorni l'anno (e se c'e' un anno bisestile, ciccia... :D ), non solo l'8 marzo... non trattarla da essere inferiore per tutto l'anno per poi regalarle un mazzo di fiori ed e' tutto a posto... cazzo, ci vuole rispetto tutto l'anno, tutti i giorni della nostra vita, la donna la si deve amare sempre, non solo quando qualcuno ce lo ricorda... ed anche voi donne ricordate a tutti che siete piu' di due tette ed un bel culo, avete un cervello, non scordatevelo mai...
mercoledì 9 gennaio 2013
ma se il papa crede in tutto quello che dice, perche' gira con i vetri antiproiettile??? se muore non dovrebbe andare in paradiso e li e' tutto fantastico??
o magari non ci crede manco lui?
o forse ha paura di perdere la fama che ha qui?
o magari ha paura di finire all'inferno???
o forse il suo dio non e' cosi misericordioso come vuole farci credere??
bah, magari con un po' piu' di coerenza sarebbe piu' credibile.. la smettesse di circondarsi d'oro e lasciasse ai bisognosi le sue ricchezze, no??
sabato 14 gennaio 2012
LIBERALIZZAZIONI: Quello che non si dice
Tonino Perna - Il Manifesto 12.01.2012
«Si restituisca a tutti i sudditi di sua maestà, come ai soldati e ai marinai, la libertà naturale di esercitare qualsiasi tipo di attività piaccia loro, si abbattano così i privilegi esclusivi delle Corporazioni e si revochi lo statuto dell'apprendistato, che sono vere usurpazioni della libertà naturale, e si aggiunga a ciò la revoca delle leggi sui domicili, in modo che un operaio povero, quando perde un'occupazione in un mestiere o in un luogo, possa cercarne un'altra in un altro mestiere o in un altro luogo...» (Adam Smith, Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, p. 459).
Il padre dell'economia politica moderna, il fondatore del pensiero economico liberale, mise al centro della sua teoria la lotta alle Corporazioni, in quanto impedivano lo sviluppo della concorrenza e la crescita economica di una nazione. Smith era convinto, infatti, che la causa prima della povertà e della disoccupazione fosse dovuta alla mancanza di un libero mercato del lavoro, correlata alla presenza di monopoli gestiti dalle corporazioni che impedivano al capitale il libero accesso alle diverse attività. Le liberalizzazioni sbandierate dal governo Monti, e osannate dalle "lenzuolate" di Bersani, sono perfettamente coerenti con la teoria smithiana, che risale alla fine del XVIII secolo, usando spesso lo stesso linguaggio e gli stessi ragionamenti.
Anche Marx vedeva nelle Corporazioni un constraint, un vincolo, allo sviluppo del capitalismo, ma da un'altra angolazione: «Il capitale denaro formatosi mediante l'usura e il commercio veniva intralciato nella sua trasformazione in capitale industriale, nelle campagne dalla costituzione feudale, nelle città dalla costituzione corporativa» (Marx, Il Capitale, Cap. XXIV, p. 209). E spiegava bene i termini dello scontro sociale che si registrò in quel periodo: «Le leggi delle Corporazioni impedivano sistematicamente, limitando all'estremo il numero dei garzoni che potevano essere impiegati da un singolo maestro artigiano, che questi si trasformasse in capitalista... La Corporazione respingeva gelosamente ogni usurpazione da parte del capitale mercantile, l'unica forma libera di capitale che le si contrapponesse. Il mercante poteva comprare tutte le merci; ma non poteva comprare il lavoro come merce» (Cap. XII p. 59).
In sintesi, sia Smith che Marx hanno visto nelle Corporazioni delle arti e mestieri un vincolo allo sviluppo del capitalismo. Con la differenza che Marx, che certo non difendeva le istituzioni feudali, aveva colto la vera natura dello scontro: la mercificazione del lavoro, l'espansione della sfera di influenza del capitale, un ruolo rilevante nella fase dell'accumulazione originaria del capitale. Non di certo uno strumento per combattere la povertà o la disoccupazione. Anzi, questo processo comportava una crescita della proletarizzazione che investiva i lavoratori autonomi, gli artigiani e i contadini. Che senso ha oggi propagandare le liberalizzazioni come strumento per la crescita economica e di lotta alla disoccupazione? Vediamo alcuni esempi in concreto. Se si liberalizza il mestiere del taxista è vero che si produrrebbe una maggiore concorrenza, e quindi un abbassamento dei prezzi, ma questo è un effetto solo di breve periodo.
Nel medio periodo, chi possiede capitali adeguati può acquistare un centinaio di auto, adibirle a taxi e pagare a cottimo dei giovani, magari immigrati, che lavoreranno senza tregua pur di raggiungere un minimo di salario, con tutte le conseguenze del caso in termini di sicurezza e qualità del servizio. Così avverrà anche a livello di mezzi di trasporto locale (ferrovie, bus, ecc). La liberalizzazione/privatizzazione di questo settore è già stata sperimentata in altri paesi con conseguenze nefaste.
Vorrei qui ricordare il caso del Cile di Pinochet, quando alla fine degli anni '70 del secolo scorso venne privatizzato il trasporto locale a Santiago. I conducenti dei Micro (come venivano chiamati gli autobus nella capitale cilena), essendo pagati a cottimo, quindi a chilometri effettuati durante la giornata, correvano come pazzi: stanchi, assonnati e stressati, erano diventati un incubo per i pedoni. E la liberalizzazione nella vendita dei farmaci in Cile non l'ho mai dimenticata. Vedere le vetrine delle farmacie offrire «due scatole di antibiotico al prezzo di una» era veramente deprimente, quanto l'avere eliminato l'obbligo alla dichiarazione della composizione delle bevande gassate, ed altri prodotti alimentari, in nome di una libertà assoluta del mercato.
Per non parlare delle grandi liberalizzazioni/privatizzazioni che interessano settori trategici (come l'energia) e che, come dimostra l'esperienza, da monopoli parastatali si trasformano in oligopoli privati che presto convergono in strategie di cartello, come avviene da anni in tutti i paesi che ci hanno preceduto nelle cosiddette liberalizzazioni.
È chiaro che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Per esempio, i notai sono notoriamente una categoria privilegiata, ma anche tra i pochi professionisti che non evadono le imposte. Il loro numero è davvero esiguo: 5 mila notai per 60 milioni di abitanti! In questo caso, basterebbe semplicemente raddoppiare il numero e si creerebbero 5 mila nuovi posti di lavoro per i laureati in giurisprudenza. Al contrario, la linea del governo è prevalentemente quella di trasformare le professioni liberali in aziende capitalistiche, sul modello nordamericano dei megastudi che assumono come salariati centinaia di ingegneri, avvocati, commercialisti ecc..
Nessuno ha mai pensato solo per un attimo di liberalizzare le droghe leggere, un vero e proprio tabù nel nostro paese, e non solo. Dalle stime che conosciamo, ogni anno si spendono nel nostro paese qualcosa come 70 miliardi per le droghe, di cui circa 20 solo per la marijuana. Se si legalizzasse, lo Stato potrebbe applicare una tassa rilevante che porterebbe nelle sue casse non
meno di 7-8 miliardi l'anno. Se lo stesso procedimento si applicasse alla cocaina, per lo Stato le entrate potrebbero oscillare tra 12 e 15 miliardi l'anno. Invece con perfetta ipocrisia si continua a blaterare di lotta alle droghe, mentre i consumatori rimangono stabili o, per qualche tipo di droga, addirittura crescono. E mafia, camorra e 'ndrangheta ringraziano. Il loro potere economico - secondo il volume Prodotto interno Mafia di Serena Danna - è pari a 140 miliardi, e continua a crescere e ad avvelenare l'economia e le istituzioni. Sarebbe l'unica liberalizzazione veramente urgente e con effetti positivi sull'economia, il bilancio dello Stato e la società. Ma guai a parlarne: si rischia il reato di istigazione a delinquere.
Continuiamo a pensare che viviamo ancora nella fase dell'accumulazione originaria del capitalismo che ha bisogno di conquistare altri spazi e altre vite, portando a tutti benessere e felicità. Forse una linea netta di demarcazione tra destra e sinistra nel nuovo secolo passa proprio da qui: tra chi considera che il modo di produzione capitalistico abbia ancora un ruolo positivo da svolgere e chi considera esaurito il suo ruolo progressista e pensa che bisognerebbe procedere ad un deciso processo di demercificazione, per salvare la società ed il patrimonio naturale e culturale che abbiamo ereditato. Tertium non datur.
«Si restituisca a tutti i sudditi di sua maestà, come ai soldati e ai marinai, la libertà naturale di esercitare qualsiasi tipo di attività piaccia loro, si abbattano così i privilegi esclusivi delle Corporazioni e si revochi lo statuto dell'apprendistato, che sono vere usurpazioni della libertà naturale, e si aggiunga a ciò la revoca delle leggi sui domicili, in modo che un operaio povero, quando perde un'occupazione in un mestiere o in un luogo, possa cercarne un'altra in un altro mestiere o in un altro luogo...» (Adam Smith, Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, p. 459).
Il padre dell'economia politica moderna, il fondatore del pensiero economico liberale, mise al centro della sua teoria la lotta alle Corporazioni, in quanto impedivano lo sviluppo della concorrenza e la crescita economica di una nazione. Smith era convinto, infatti, che la causa prima della povertà e della disoccupazione fosse dovuta alla mancanza di un libero mercato del lavoro, correlata alla presenza di monopoli gestiti dalle corporazioni che impedivano al capitale il libero accesso alle diverse attività. Le liberalizzazioni sbandierate dal governo Monti, e osannate dalle "lenzuolate" di Bersani, sono perfettamente coerenti con la teoria smithiana, che risale alla fine del XVIII secolo, usando spesso lo stesso linguaggio e gli stessi ragionamenti.
Anche Marx vedeva nelle Corporazioni un constraint, un vincolo, allo sviluppo del capitalismo, ma da un'altra angolazione: «Il capitale denaro formatosi mediante l'usura e il commercio veniva intralciato nella sua trasformazione in capitale industriale, nelle campagne dalla costituzione feudale, nelle città dalla costituzione corporativa» (Marx, Il Capitale, Cap. XXIV, p. 209). E spiegava bene i termini dello scontro sociale che si registrò in quel periodo: «Le leggi delle Corporazioni impedivano sistematicamente, limitando all'estremo il numero dei garzoni che potevano essere impiegati da un singolo maestro artigiano, che questi si trasformasse in capitalista... La Corporazione respingeva gelosamente ogni usurpazione da parte del capitale mercantile, l'unica forma libera di capitale che le si contrapponesse. Il mercante poteva comprare tutte le merci; ma non poteva comprare il lavoro come merce» (Cap. XII p. 59).
In sintesi, sia Smith che Marx hanno visto nelle Corporazioni delle arti e mestieri un vincolo allo sviluppo del capitalismo. Con la differenza che Marx, che certo non difendeva le istituzioni feudali, aveva colto la vera natura dello scontro: la mercificazione del lavoro, l'espansione della sfera di influenza del capitale, un ruolo rilevante nella fase dell'accumulazione originaria del capitale. Non di certo uno strumento per combattere la povertà o la disoccupazione. Anzi, questo processo comportava una crescita della proletarizzazione che investiva i lavoratori autonomi, gli artigiani e i contadini. Che senso ha oggi propagandare le liberalizzazioni come strumento per la crescita economica e di lotta alla disoccupazione? Vediamo alcuni esempi in concreto. Se si liberalizza il mestiere del taxista è vero che si produrrebbe una maggiore concorrenza, e quindi un abbassamento dei prezzi, ma questo è un effetto solo di breve periodo.
Nel medio periodo, chi possiede capitali adeguati può acquistare un centinaio di auto, adibirle a taxi e pagare a cottimo dei giovani, magari immigrati, che lavoreranno senza tregua pur di raggiungere un minimo di salario, con tutte le conseguenze del caso in termini di sicurezza e qualità del servizio. Così avverrà anche a livello di mezzi di trasporto locale (ferrovie, bus, ecc). La liberalizzazione/privatizzazione di questo settore è già stata sperimentata in altri paesi con conseguenze nefaste.
Vorrei qui ricordare il caso del Cile di Pinochet, quando alla fine degli anni '70 del secolo scorso venne privatizzato il trasporto locale a Santiago. I conducenti dei Micro (come venivano chiamati gli autobus nella capitale cilena), essendo pagati a cottimo, quindi a chilometri effettuati durante la giornata, correvano come pazzi: stanchi, assonnati e stressati, erano diventati un incubo per i pedoni. E la liberalizzazione nella vendita dei farmaci in Cile non l'ho mai dimenticata. Vedere le vetrine delle farmacie offrire «due scatole di antibiotico al prezzo di una» era veramente deprimente, quanto l'avere eliminato l'obbligo alla dichiarazione della composizione delle bevande gassate, ed altri prodotti alimentari, in nome di una libertà assoluta del mercato.
Per non parlare delle grandi liberalizzazioni/privatizzazioni che interessano settori trategici (come l'energia) e che, come dimostra l'esperienza, da monopoli parastatali si trasformano in oligopoli privati che presto convergono in strategie di cartello, come avviene da anni in tutti i paesi che ci hanno preceduto nelle cosiddette liberalizzazioni.
È chiaro che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Per esempio, i notai sono notoriamente una categoria privilegiata, ma anche tra i pochi professionisti che non evadono le imposte. Il loro numero è davvero esiguo: 5 mila notai per 60 milioni di abitanti! In questo caso, basterebbe semplicemente raddoppiare il numero e si creerebbero 5 mila nuovi posti di lavoro per i laureati in giurisprudenza. Al contrario, la linea del governo è prevalentemente quella di trasformare le professioni liberali in aziende capitalistiche, sul modello nordamericano dei megastudi che assumono come salariati centinaia di ingegneri, avvocati, commercialisti ecc..
Nessuno ha mai pensato solo per un attimo di liberalizzare le droghe leggere, un vero e proprio tabù nel nostro paese, e non solo. Dalle stime che conosciamo, ogni anno si spendono nel nostro paese qualcosa come 70 miliardi per le droghe, di cui circa 20 solo per la marijuana. Se si legalizzasse, lo Stato potrebbe applicare una tassa rilevante che porterebbe nelle sue casse non
meno di 7-8 miliardi l'anno. Se lo stesso procedimento si applicasse alla cocaina, per lo Stato le entrate potrebbero oscillare tra 12 e 15 miliardi l'anno. Invece con perfetta ipocrisia si continua a blaterare di lotta alle droghe, mentre i consumatori rimangono stabili o, per qualche tipo di droga, addirittura crescono. E mafia, camorra e 'ndrangheta ringraziano. Il loro potere economico - secondo il volume Prodotto interno Mafia di Serena Danna - è pari a 140 miliardi, e continua a crescere e ad avvelenare l'economia e le istituzioni. Sarebbe l'unica liberalizzazione veramente urgente e con effetti positivi sull'economia, il bilancio dello Stato e la società. Ma guai a parlarne: si rischia il reato di istigazione a delinquere.
Continuiamo a pensare che viviamo ancora nella fase dell'accumulazione originaria del capitalismo che ha bisogno di conquistare altri spazi e altre vite, portando a tutti benessere e felicità. Forse una linea netta di demarcazione tra destra e sinistra nel nuovo secolo passa proprio da qui: tra chi considera che il modo di produzione capitalistico abbia ancora un ruolo positivo da svolgere e chi considera esaurito il suo ruolo progressista e pensa che bisognerebbe procedere ad un deciso processo di demercificazione, per salvare la società ed il patrimonio naturale e culturale che abbiamo ereditato. Tertium non datur.
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